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prima volta che appariva in società. Anna Pavlovna lo salutò col cenno del capo che riservava alle persone di più bassa gerarchia nel suo salotto. Ma nonostante questo saluto di categoria inferiore, vedendo Pierre che entrava il volto di Anna Pavlovna assunse un'espressione di inquietudine e di timore, simile a quello che si adotta alla vista di qualcosa di troppo enorme e sproporzionato al luogo. Sebbene Pierre fosse assai più grosso degli altri uomini presenti, questa paura poteva riferirsi soltanto allo sguardo intelligente e nel contempo timido, spontaneo e indagatore, che in quel salotto valeva a distinguerlo da tutti.   
   «C'est bien aimable à vous, "monsieur Pierre", d'être venu voir une pauvre malade,» gli disse Anna Pavlovna, scambiando uno sguardo spaventato con la zietta verso la quale l'aveva accompagnato.   
   Pierre farfugliò qualche parola incomprensibile e continuò a cercare qualcosa con gli occhi. Sorrise di gioia e di sollievo, inchinandosi alla piccola principessa come a un'intima conoscente, e poi si avvicinò alla zietta. La paura di Anna Pavlovna non era senza motivo perché Pierre, incurante del discorso della zietta sulla salute di sua maestà, se ne allontanò subito. Spaventata, Anna Pavlovna lo fermò ricorrendo a una domanda:   
   «Non conoscete l'abate Morio? È un uomo molto interessante...»   
   «Sì, ho sentito parlare del suo progetto di pace perpetua; è una cosa davvero interessante, ma difficilmente realizzabile...»   
   «Credete?...» rispose Anna Pavlovna tanto per dire qualcosa e ritornare ai suoi doveri di padrona di casa, ma ora Pierre commise una scortesia in senso inverso. Prima se n'era andato senza finir d'ascoltare le parole dell'interlocutrice, ora invece voleva trattenere con la sua conversazione un'interlocutrice che aveva bisogno di allontanarsi da lui. Piegando la

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