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Andrej, a provare pietà per il suo orgoglio. E quanto più compassionava il proprio amico, con tanto maggiore disprezzo e perfino repulsione pensava a quella Nataša che era passata poco prima davanti a lui nel salone con quell'espressione di fredda dignità. Egli non sapeva che l'anima di Nataša traboccava di disperazione, di vergogna, di umiliazione e che non era colpa sua se il suo viso esprimeva involontariamente una dignità tanto calma e austera.   
   «Ma come sposarsi?» rispose Pierre alle parole di Mar'ja Dmitrievna. «Lui non poteva sposarsi: lui è già sposato!»   
   «Questo colma la misura!» disse Mar'ja Dmitrievna. «Bravo ragazzo davvero! Un bel mascalzone! E lei intanto aspetta; aspetta già da due giorni. Almeno così smetterà di aspettarlo. Bisogna dirglielo.»   
   Dopo aver appreso da Pierre i particolari del matrimonio di Anatol' e aver sfogato con imprecazioni la propria ira contro di lui, Mar'ja Dmitrievna gli comunicò la ragione per la quale lo aveva fatto chiamare. Aveva paura che il conte Ilja Andrejè oppure Bolkonskij, il quale poteva arrivare da un momento all'altro, venissero a sapere questa faccenda che lei aveva intenzione di tener nascosta e sfidassero a duello Kuragin, e perciò lo pregava di ordinare in nome suo al cognato di allontanarsi da Mosca e di non osare mostrarsi ai suoi occhi. Pierre le promise di soddisfare il suo desiderio, rendendosi conto del pericolo che incombeva sul vecchio conte come pure su Nikolaj e sul principe Andrej. Dopo avergli esposte in modo breve e conciso le proprie ingiunzioni, Mar'ja Dmitrievna lo fece passare nel salone.   
   «Bada che il conte non sa nulla. Tu comportati come se nulla fosse,» gli disse. «Quanto a me, vado a dire a Nataša che è inutile che aspetti! E resta a pranzo, se vuoi,» gridò poi a Pierre.   

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