«Non ne parliamo più, amica mia; ma vi prego di una cosa: consideratemi vostro amico, e, se avete bisogno di un aiuto, di un consiglio, se anche semplicemente avrete bisogno di aprire il vostro animo a qualcuno - non ora, ma quando avrete fatto di nuovo luce nel vostro animo - ricordatevi di me.» Le prese la mano e la baciò. «Sarò felice se potrò...» Pierre si confuse.
«Non parlatemi così, non lo merito!» esclamò Nataša; e avrebbe voluto uscire dalla stanza, ma Pierre la trattenne per una mano. Sapeva che aveva bisogno di dirle qualcos'altro. Ma, quando lo disse, si stupì egli stesso delle proprie parole.
«Calmatevi, vi prego; avete tutta la vita davanti a voi,» le disse.
«Io? No, per me tutto è perduto,» rispose Nataša, avvilita e umiliata.
«Tutto perduto?» ripeté lui. «Se io non fossi quello che sono, ma l'uomo più bello, più intelligente, l'uomo migliore di questo mondo, e se fossi libero, in questo stesso istante chiederei in ginocchio la vostra mano e il vostro amore.»
Per la prima volta dopo molti giorni Nataša pianse lacrime di riconoscenza e di commozione. Per un istante guardò Pierre, poi uscì dalla stanza.
Anche Pierre, subito dopo di lei, raggiunse quasi di corsa l'anticamera, frenando le lacrime di commozione e di felicità che gli serravano la gola; si infilò la pelliccia imbrogliandosi con le maniche e salì sulla slitta.
«Dove ordinate di andare?» domandò il cocchiere.
«Dove?» si domandò Pierre. «Dove posso andare adesso? Al club o in visita? No.» Tutti gli uomini gli sembravano così meschini, così poveri in confronto al sentimento di commozione e d'amore che in quel momento