Gli uomini d'occidente si portavano verso oriente col proposito di uccidere. E, in conformità alla legge della coincidenza delle cause, venivano di per se stesse a inserirsi e a coincidere con questo evento migliaia di piccole circostanze, volte a provocare tale movimento e la guerra conseguente: le proteste per l'inosservanza del sistema continentale; il duca di Oldenburg; il movimento delle truppe verso la Prussia, intrapreso (così come sembrava a Napoleone) al solo scopo di ottenere una pace armata; l'inclinazione alla guerra, a lungo coltivata dall'Imperatore dei francesi, che coincideva con la disposizione del suo popolo; l'entusiasmo manifestato per i grandiosi preparativi e per le spese inerenti; la necessità di ottenere vantaggi che ripagassero di quelle spese; le inebrianti onoranze di Dresda; le trattative diplomatiche che, secondo l'opinione dei contemporanei, furono animate dal sincero desiderio di raggiungere la pace, e invece non fecero che ulcerare l'amor proprio elle due parti; oltre a queste, infinite altre cause che si inserivano in codesto evento che doveva verificarsi e coincidevano con esso. Quando una mela è matura e cade, qual è la causa che la fa cadere? Perché gravita verso la terra, perché il picciolo si secca, perché viene prosciugata dal sole, perché diventa più pesante, perché il vento la scuote? Forse perché il bambino che sta lì sotto ha voglia di mangiarsela?
Nulla, in sé, di tutto questo, costituisce la vera causa. Tutto questo è soltanto la coincidenza delle condizioni per le quali si compie ogni evento vitale, organico, elementare. Il botanico che affermasse come la caduta della mela sia dovuta al dilatarsi del tessuto cellulare e cose del genere, avrebbe ragione quanto il bambino che, stando lì sotto, dicesse che la mela è caduta, perché lui aveva voglia di mangiarla e aveva detto