E Napoleone prese ad esporre in termini chiari e concisi le ragioni del suo malcontento nei confronti del governo russo.
Stando al tono misurato, tranquillo e amichevole con cui l'imperatore francese si esprimeva, Balašëv si sentiva fermamente convinto che egli desiderasse veramente preservare la pace e avesse intenzione di avviare delle trattative.
«Sire! L'Empereur mon maître...» esordì Balašëv, dando inizio al discorso già da tempo preparato, allorché Napoleone, finito di parlare, aveva preso a guardare l'ambasciatore russo, con espressione interrogativa; ma lo sguardo degli occhi dell'imperatore fissi su di lui lo turbò. «Voi siete confuso, riprendetevi,» sembrava dire Napoleone, esaminando con un sorriso appena percettibile l'uniforme e la spada di Balašëv. Quest'ultimo ritrovò il proprio controllo e cominciò a parlare. Disse che l'imperatore Alessandro non considerava motivo valido per scatenare una guerra la richiesta di passaporto da parte di Kurakin; che Kurakin aveva agito di propria iniziativa, senza il previo consenso del sovrano, che l'imperatore Alessandro rifuggiva da ogni proposito di guerra e che, con l'Inghilterra, non c'era alcuna intesa.
«Ancora no,» insinuò Napoleone, e, come temendo di abbandonarsi al sentimento, che celava dentro di sé, aggrottò la fronte e piegò leggermente il capo, lasciando intendere con ciò a Balašëv che poteva continuare.
Dopo aver riferito tutto ciò che gli era stato ordinato di dire, Balašëv aggiunse che l'imperatore Alessandro desiderava la pace, ma non sarebbe entrato in trattative se non alla condizione che... Qui Balašëv esitò: ricordava perfettamente le parole che l'imperatore Alessandro non aveva scritto nella lettera, ma aveva ordinato a Saltykov di inserire