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lui a tormentare la figlia e che la vita di quest'ultima era molto penosa; ma sapeva bensì di non poter fare a meno di torturarla e che d'altronde lei se lo meritava. «Come mai Andrej che vede come stanno le cose non mi dice nulla della sorella?» pensava. «Chissà, forse crede che io sia un delinquente o un vecchio citrullo che senza motivo si è messo in contrasto con la figlia per affezionarmi alla francesina? È chiaro che non capisce; occorre dunque che gli spieghi e che lui mi ascolti.» E prese a spiegare le ragioni per cui non tollerava l'assurdo carattere della figlia.   
   «Giacché siete voi a chiedermelo» disse il principe Andrej, senza guardare il padre (era la prima volta in vita sua che giudicava il padre), «io non avrei voluto parlare: ma giacché voi me lo chiedete... vi dirò sinceramente la mia opinione. Se ci sono malintesi e dissensi fra di voi e Maša, io non riesco assolutamente a incolpare lei: so troppo bene come vi ama e vi stima. Dato però che me lo avete chiesto,» continuò, irritandosi perché negli ultimi tempi era sempre così incline ad irritarsi, «posso dirvi una cosa sola: se ci sono dei malintesi, la causa sta tutta in quella donna insignificante che non avrebbe dovuto godere dell'amicizia di mia sorella».   
   Fin dalle prime battute di quel discorso il vecchio guardava il figlio con gli occhi immobili rivelando in un sorriso innaturale la mancanza di un altro dente, alla quale il principe Andrej non riusciva ad abituarsi.   
   «Di quale amica vai cianciando, mio caro? Mi sembra che tu abbia già varcato il segno».   
   «Batiuška, io non volevo erigermi a giudice,» disse il principe Andrej in un tono aspro e bilioso, «ma voi mi ci avete costretto; e io ho detto e dirò sempre che la principessina Mar'ja non ha colpa, ma hanno colpa... ha colpa questa francese...»   

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