state impensabili. Chi desiderasse non compromettere una propria situazione vantaggiosa, non aveva che accordarsi oggi con Pfühl, domani col suo antagonista, mentre dopodomani affermava di non aver opinione di sorta a proposito di un dato argomento, al solo scopo di scansare ogni responsabilità e di compiacere l'imperatore. Un altro che volesse aumentare i vantaggi della sua posizione, attirava su di sé l'attenzione di Sua Maestà gridando ad alta voce le stesse cose alle quali, magari, l'imperatore stesso aveva accennato la vigilia, discuteva e sbraitava ai consigli di guerra, battendosi il petto e sfidando a duello chi era di parere opposto, e con ciò dimostrando di essere pronto a sacrificarsi per il bene comune. Un terzo, semplicemente, fra un consiglio di guerra e l'altro (e in assenza dei propri nemici) sollecitava un sussidio una tantum a riconoscimento dei suoi fedeli servigi, sapendo che in quel momento nessuno pensava a rifiutarglielo. Un quarto capitava sempre, come per puro caso, sotto gli occhi del sovrano nel momento in cui quest'ultimo era oberato di lavoro. Un quinto, per raggiungere la meta da tempo auspicata - una cena con l'imperatore - si accaniva a dimostrare la fondatezza o l'erroneità di una tesi emersa di recente, e a tale scopo adduceva dimostrazioni più o meno convincenti.
Tutti gli aderenti a questo partito andavano a caccia di rubli, di croci e di promozioni e in tale caccia badavano soltanto alla direzione in cui fluttuava la banderuola della benevolenza imperiale. Non appena notava che la banderuola si era girata da un certo lato, subito questo nugolo di fuchi che viveva alle spalle dell'esercito cominciava a ronzare da quella parte, sicché all'imperatore riusciva tanto più difficile volgerla da un'altra parte. Fra l'incertezza della situazione, al cospetto del grave incombente pericolo, che conferiva al tutto un carattere di particolare