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più volto all'insù. Ma in compenso, se il conte, eccitandosi sempre più, incantava gli spettatori con l'imprevedibilità delle sue abili piroette e dei leggeri salti delle morbide gambe, Mar'ja Dmitrievna, con un minimo movimento delle spalle o una lieve flessione delle braccia nelle giravolte e nel batter dei tacchi, produceva un'impressione non meno viva per il modo come stava al gioco e ciascuno non mancava di apprezzarlo, considerando la corpulenza della dama e la severità che le era solita. La danza si animava sempre più. Le coppie della quadriglia non riuscivano ad attrarre l'attenzione nemmeno per un momento e non cercavano neppure di farlo. Tutti erano assorbiti dallo spettacolo offerto dal conte e da Mar'ja Dmitrievna. Nataša continuava a dare tiratine alle maniche e al vestito dei presenti, che anche senza questo richiamo, avevano gli occhi ormai fissi sui due ballerini, ed esigeva che guardassero il suo papà. Nelle pause della danza il conte tirava faticosamente il respiro, faceva gesti e gridava ai suonatori che accelerassero il ritmo. Più in fretta, più in fretta, più in fretta; il conte era sempre più sfrenato, ballava sempre più impetuosamente, roteando intorno a Mar'ja Dmitrievna ora sulla punta dei piedi, ora sui tacchi. Alla fine, riaccompagnata al suo posto la sua dama, fece l'ultimo passo sollevando alta all'indietro la sua gamba elastica, piegando la testa sudata e sorridente e mentre col braccio destro compiva un gesto circolare fra il clamore degli applausi e delle risa, soprattutto di quelle di Nataša. Così i ballerini si fermarono, ansimando affannosamente e tergendosi con i fazzoletti di batista.   
   «Ecco come si ballava ai miei tempi, ma chère!» disse il conte.   
   «Si, sì, è proprio bello questo Danilo Kupor!» riprese Mar'ja Dmitrievna respirando a fondo e rialzando le maniche come avesse voluto rimboccarle.   

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