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imminenti difficoltà. Non era dunque un consiglio militare, ma una riunione di persone scelte, che avevano il compito di chiarire personalmente certi problemi per la tranquillità dell'imperatore. A questo semiconsiglio erano stati invitati: il generale svedese Armfelt, l'aiutante generale Wohlzogen, Wintzingerode (quello che Napoleone aveva definito un suddito francese fuggiasco), Michaux, il generale Toll, il conte Stein (tutt'altro che votato alle cose della guerra) e infine, Pfühl, che (come aveva sentito dire il principe Andrej) era la cheville ouvrière della situazione. Il principe Andrej ebbe agio di osservarlo attentamente, giacché Pfühl arrivò subito dopo di lui, e prima di passare nel salotto indugiò un momento a parlare con Èernyšëv.   
   A prima vista, nella sua uniforme da generale russo di pessima fattura, che lo rivestiva goffamente come se fosse stato in maschera, Pfühl diede al principe Andrej l'impressione di persona già conosciuta, sebbene non l'avesse mai visto prima d'ora. C'era in lui qualcosa di Weirother, di Mack, di Schmidt e molti altri generali teorici tedeschi, che il principe Andrej aveva avuto occasione di vedere nel 1805; però costui era il più esemplificativo di tutti loro. Il principe Andrej finora non aveva mai visto un siffatto esemplare di teorico tedesco che riunisse in sé tutto ciò che c'era in quei tedeschi.   
   Pfühl era di mediocre statura, molto magro, ma di forte ossatura, di complessione sana, largo di bacino e ossuto di scapole La sua faccia era fitta di rughe, gli occhi molto infossati. Sulle tempie, i capelli erano stati lisciati con la spazzola, mentre dietro ingenuamente si sollevavano in ciocche ispide e disordinate. Entrò nella stanza guardandosi attorno inquieto e iracondo, come se tutto, in quel salone, lo opprimesse. Reggendo la sciabola con gesto impacciato, si rivolse a Èernyšëv

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