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andate altrimenti, questi accenni sarebbero dimenticati come sono dimenticate le migliaia di accenni e congetture in senso opposto che allora circolavano, ma che si dimostrarono errati e pertanto vennero dimenticati. Sull'esito di un evento tuttora in corso si fanno sempre innumerevoli supposizioni; cosicché, comunque esso vada poi a finire, si trovano sempre persone disposte a dire: «Io l'avevo asserito fin d'allora, che sarebbe stato così,» del tutto dimenticando che fra tante supposizioni ne erano state formulate altresì di assolutamente opposte.   
   Le supposizioni circa la consapevolezza di Napoleone del pericolo di estendere troppo il fronte e circa l'intenzione da parte russa di attirare il nemico nel cuore del paese appartengono palesemente a questa categoria; e solo a costo di forzare la realtà gli storici possono attribuire tali congetture a Napoleone e ai suoi marescialli, e tali piani ai condottieri russi. I fatti contraddicono apertamente codeste illazioni. Non soltanto durante tutta la campagna di guerra non vi fu da parte dei russi il minimo desiderio di attirare i francesi nel profondo della Russia, ma si fece di tutto per arrestarli fin da quando avevano messo piede sul territorio nazionale; e da parte sua non soltanto Napoleone non temeva di estendere il fronte, ma si rallegrava come di un trionfo di ogni passo che faceva in avanti e cercava battaglia con scarsa lena, a differenza da come si era comportato nelle precedenti campagne.   
   Già al principio della campagna le nostre armate vengono tagliate fuori, isolate l'una dall'altra, e l'unico scopo al quale tendiamo sta nel ricongiungerle sebbene per ritirarci e attirare il nemico nel cuore del paese non vi sia alcun vantaggio a radunare le armate. L'imperatore è presente in mezzo alle truppe per incoraggiarle a difendere ogni palmo di terra russa, non per favorirne la ritirata. Si appronta l'immenso campo

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