specialmente i dragoni... Ho preso nota del grado e del nome del comandante per avanzare richiesta d'indennizzo.»
«Bravo. Ma tu cosa farai? Resterai qui, se arriverà il nemico?» gli chiese il principe Andrej.
Alpatyè voltò il viso verso il giovane padrone e lo guardò; poi, d'improvviso, alzò un braccio verso il cielo in un gesto solenne.
«Lui è il mio protettore,» disse. «Sia fatta la Sua Volontà!»
Una frotta di servi e contadini avanzava frattanto per il prato, a capo scoperto, muovendo incontro al principe Andrej.
«Ebbene, addio dunque!» disse il principe Andrej, chinandosi verso Alpatyè. «Parti anche tu, vattene di qui e porta via tutto quello che puoi e a questa gente ordina di andare nella proprietà di Rjazan o in quella vicino a Mosca.»
Alpatyè gli abbracciò le gambe e ruppe in singhiozzi. Dolcemente il principe Andrej lo scostò da sé; poi spronò il cavallo e si allontanò al galoppo lungo il viale.
Davanti alla mostra della serra, sempre del tutto indifferente a quanto accadeva intorno a lui, come una mosca sulla faccia di un defunto che ci è caro, se ne stava seduto quel vecchio e batteva su un ceppo i suoi lapty, mentre due bambine, con i grembiali colmi di susine che avevano strappato dagli alberi della serra, ne venivano di corsa e si trovarono di botto davanti al principe Andrej. Vedendo il giovane padrone, la maggiore delle bambine assunse un'espressione spaventata; afferrò per un braccio la sua amichetta più piccola e con lei si nascose dietro una betulla rinunciando a raccattare le verdi susine che le erano scivolate per terra.
Il principe Andrej con fretta spaurita si voltò dall'altra parte, temendo di far loro capire che lui le aveva viste. Aveva provato un moto