evidentemente appena cambiati, giaceva - nascosta sino alla cintola da una coperta verde chiaro - la maestosa figura ben nota a Pierre: la figura di suo padre, il conte Bezuchov. Aveva anch'egli quella stessa canuta criniera di capelli, sparsa sulla larga fronte, che faceva pensare a un leone: e quelle stesse nobili rughe molto marcate, che solcavano il bel volto tinto di un colore giallo rossastro. Egli giaceva proprio sotto le immagini. Le sue mani larghe e grasse emergevano dalla coperta e vi posavano sopra. Fra il pollice e l'indice della mano destra, che giaceva con il palmo all'ingiù, era stata inserita una candela che un vecchio domestico reggeva, piegandosi da dietro la poltrona. Sulla poltrona incombevano, in piedi, i sacerdoti con i loro paramenti maestosi sfavillanti e i lunghi capelli che vi ricadevano sopra. Tenevano nelle mani i ceri accesi e celebravano, lenti e solenni. Un po' più indietro stavano le due principessine più giovani, con i fazzoletti ora nelle mani ora premuti sugli occhi e, dinanzi a loro, la maggiore, Catiche, con un'espressione irosa e decisa e gli occhi che non si staccavano un istante dalle icone, quasi a dire che non rispondeva di sé caso mai avesse distolto lo sguardo. Anna Michajlovna, con una mite tristezza e una diffusa pietà dipinte sul volto, e la signora sconosciuta, erano in piedi accanto alla porta. Il principe Vasilij era sul lato opposto, vicino alla poltrona, dietro una sedia intagliata e foderata di velluto, che egli aveva voltato con lo schienale verso di sé. Vi teneva appoggiata la mano sinistra con la candela, e con la destra si faceva il segno della croce alzando gli occhi verso l'alto ogni volta che portava le dita alla fronte. La sua faccia esprimeva una tranquilla devozione e una pacata rassegnazione alla volontà divina. «Se voi non capite questi sentimenti, tanto peggio per voi,» sembrava dire la sua faccia.