Si sbottonò e si sedette su una piccola panca accanto alla porta.
«Ebbene, come sta tuo padre?»
«Ho ricevuto ieri la notizia della sua morte,» disse brevemente il principe Andrej.
Kutuzov lo guardò con gli occhi spalancati e sgomenti, poi si tolse il berretto e si fece il segno della croce:
«Pace all'anima sua! Sia fatta la volontà di Dio su noi tutti!». Pesantemente, con tutto il petto, emise un sospiro e rimase in silenzio per un momento. «Io lo amavo e lo stimavo e partecipo con tutta l'anima al tuo dolore.»
Lo abbracciò, lo strinse al suo grasso petto e lo tenne così a lungo. Quando lo lasciò, il principe Andrej vide che le labbra un po' gonfie di Kutuzov tremavano e che aveva le lacrime agli occhi. Kutuzov sospirò di nuovo e si afferrò con tutt'e due le mani alla panca per alzarsi in piedi.
«Andiamo, vieni da me, parleremo un po',» disse.
Ma in quello stesso momento Denisov, che di fronte ai superiori non era più timido di quanto lo fosse di fronte al nemico, benché gli aiutanti, irritati, tentassero di fermarlo davanti alla scaletta, battendo gli speroni su per i gradini, salì arditamente verso il pianerottolo. Kutuzov, restando con le mani appoggiate alla panca, lo guardò contrariato. Denisov, dopo essersi presentato, spiegò che aveva da comunicare a Sua Eccellenza Serenissima un affare di grande importanza per il bene della patria. Kutuzov, con sguardo stanco, fissò meglio Denisov e, ritraendo con un gesto indispettito le mani e incrociandole sulla pancia, ripeté: «Per il bene della patria? E di che cosa si tratta? Parla pure.»
Denisov diventò rosso come una ragazza (ed era assai strano vedere quel