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pazienza. Kamenskij contro Ruscuk, mandava soldati su soldati, e io invece non ci ho mandato che quelli (tempo e pazienza) e ho preso più fortezze di Kamenskij e ho ridotto i turchi a mangiare la carne dei cavalli.» Scosse il capo. «E anche i francesi la mangeranno! Credi alla mia parola,» esclamò Kutuzov accalorandosi e battendosi il pugno sul petto, «con me mangeranno la carne dei cavalli!» E di nuovo i suoi occhi si velarono di lacrime.   
   «E tuttavia, si dovrà accettare battaglia?» chiese il principe Andrej.   
   «Si dovrà, se tutti lo vorranno; non c'è altro da fare... Ma vedi, mio caro, non c'è nulla di più forte di quei due combattenti là: tempo e pazienza; sono quelli che faranno tutto. Invece, i consiglieri n'entendent pas de cette oreille, voilà le mal. Gli uni vogliono, gli altri non vogliono. Che fare?» domandò, aspettando visibilmente una risposta. «Sì, tu che cosa dici di fare?» ripeté mentre gli occhi gli s'accendevano di una profonda, intelligente espressione. «Te lo dirò io che cosa occorre fare,» soggiunse, dato che il principe Andrej non gli rispondeva. «Te lo dirò che cosa occorre fare e che cosa farò. Dans le doute, mon cher,» fece una pausa, «abstient-toi,» disse scandendo le parole. «Be', addio, amico; ricordati che prendo parte con tutta l'anima al tuo dolore e che per te non sono Sua Eccellenza Serenissima, non sono un principe Kutuzov e nemmeno il comandante in capo, ma un padre. Se hai bisogno di qualcosa, rivolgiti direttamente a me. Addio caro!»   
   Lo abbracciò di nuovo e lo baciò. E il principe Andrej non aveva fatto ancora in tempo a varcare la soglia, che Kutuzov tirò un sospiro di compiacimento e si rimise a leggere il romanzo che non aveva finito, Les chevaliers du Cygne, di Madame de Genlis.   
   Come e perché ciò fosse accaduto, il principe Andrej non avrebbe mai

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