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intorno a lui regnò una certa agitazione, poi tutti tornarono ai loro posti e il servizio divino ricominciò. Durante quest'interruzione Pierre osservò che il principe Vasilij aveva abbandonato il suo posto dietro la spalliera della seggiola. Poi, sempre con l'aria di saper bene ciò che faceva e tanto peggio per gli altri se non lo capivano, non si era avvicinato al malato, ma, passandogli accanto, aveva raggiunto la principessina più anziana e insieme con lei s'era diretto in fondo alla stanza, verso il grande letto dalle cortine di seta. Di lì il principe e la principessina erano poi scomparsi uscendo da una porta posteriore, ma, prima della fine della funzione erano ritornati ai loro posti l'uno dopo l'altro. Pierre d'altra parte non dedicò a questa circostanza maggiore attenzione che alle altre, avendo deciso una volta per sempre fra sé che tutto ciò che avveniva dinanzi a lui quella sera non poteva essere altrimenti.   
   Le note del canto liturgico cessarono e si udì la voce di un ecclesiastico che si congratulava rispettosamente col malato per l'avvenuta somministrazione del sacramento. Il malato continuava a giacere nella posizione di prima, senza vita e immobile. Intorno a lui tutto si era rimesso in moto: si udivano un muover di passi, un bisbigliare sul quale emergeva la voce di Anna Michajlovna.   
   Pierre la udì che diceva:   
   «Bisogna assolutamente trasportarlo sul letto, qui non è proprio possibile...»   
   I dottori, le principessine e i domestici avevano circondato il malato così da vicino, che Pierre ormai non vedeva più la testa giallo rossastra dalla criniera canuta, che egli per tutto il tempo della cerimonia, sebbene guardasse anche gli altri volti, non aveva mai perso di vista. Dal

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