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principessina rivolgendosi al principe Vasilij e mostrando il portafoglio a mosaico che teneva fra le mani. «So soltanto che il vero testamento è nel suo bureau, mentre questa carta dimenticata...»   
   E avrebbe voluto scansare Anna Michajlovna, ma questa con un piccolo balzo le sbarrò nuovamente la strada.   
   «Sì, lo so, cara, buona principessina,» disse Anna Michajlovna afferrando il portafoglio con tale energia, da lasciar credere che non avrebbe lasciata tanto presto la presa. «Cara principessina, ve ne prego, ve ne supplico, abbiate pietà di lui. Je vous en conjure...»   
   La principessina taceva. Si udiva soltanto il rumore prodotto dagli sforzi delle due donne per disputarsi il portafoglio. Si capiva che se la principessina avesse parlato, si sarebbe espressa in termini poco lusinghieri per Anna Michajlovna. Anna Michajlovna stringeva forte, ma la voce conservava nondimeno il suo tono mellifluo e la sua morbidezza.   
   «Pierre, venite qui, amico mio. Io penso che lui non sia di troppo in un consiglio di famiglia: nevvero, principe?»   
   «Ma voi perché state zitto, mon cousin?» gridò improvvisamente la principessina così forte che nel salotto la sentirono e furono sbigottiti dalla sua voce. «Perché state zitto quando Dio sa chi si permette d'immischiarsi e di fare scenate sulla soglia della camera di un moribondo? Intrigante!» sibilò con astio, e con tutta la sua forza diede uno strattone al portafoglio. Ma Anna Michajlovna fece subito qualche passo per non restare indietro rispetto al portafoglio e le afferrò il braccio.   
   «Oh!» disse il principe Vasilij alzandosi dalla poltrona, in tono di rimprovero e di stupore. «C'est ridicule. Voyons. Lasciate. Dico a voi.»   
   La principessina lasciò la presa.   

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