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   «Sì, andateci: di là si vede tutto e non è così pericoloso. Verrò a prendervi.»   
   Pierre si avviò verso la batteria e l'aiutante proseguì oltre. Non si videro più, e soltanto molto tempo dopo Pierre venne a sapere che, quel giorno, l'aiutante aveva perso un braccio.   
   Il tumulo su cui salì Pierre era il famoso posto (noto poi ai russi con il nome di batteria del tumulo o batteria di Raevskij e ai francesi come la grande redoute, la fatale redoute, la redoute du centre) intorno al quale erano schierate decine di migliaia di uomini e che i francesi consideravano il punto principale della posizione.   
   Questo ridotto consisteva in un tumulo sul quale erano stati scavati, da tre parti, dei fossati. Nello spazio circondato dai fossati c'erano dieci cannoni che sparavano sporgendosi dalle feritoie dei terrapieni.   
   In linea con il tumulo, da tutt'e due le parti, c'erano altri cannoni che sparavano anch'essi ininterrottamente. Un po' più indietro dei cannoni, stava la fanteria. Salendo su quel tumulo, Pierre non pensò lontanamente che quel posto, circondato da piccoli fossati, su cui erano piazzati e sparavano vari cannoni, fosse il posto più importante della battaglia.   
   Al contrario, a Pierre sembrava che quel posto (proprio perché ci si trovava lui) fosse uno dei più insignificanti della battaglia.   
   Salito in cima al tumulo, Pierre si sedette all'estremità del fossato che circondava una batteria e, con un sorriso d'inconscia felicità, si mise a guardare ciò che succedeva intorno a lui. Ogni tanto, sempre con quello stesso sorriso, egli si alzava e, cercando di non essere d'impiccio ai soldati che caricavano e spingevano i pezzi e correvano incessantemente davanti a lui con sacche e proiettili, si alzava e passeggiava su e giù

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