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contemplazione di quel fuoco che divampava sempre più e che (egli lo sentiva) si andava accendendo esattamente nello stesso modo anche nella sua anima.   
   Alle dieci i soldati della fanteria, che stavano davanti alla batteria, fra la boscaglia e lungo il fiume Kamenka, si ritirarono. Dalla batteria si vedeva come essi correvano indietro e l'oltrepassavano, portando i feriti sopra i fucili incrociati. Un generale con il suo seguito salì sul tumulo e, dopo aver parlato con il colonnello, guardò irritato Pierre, scese di nuovo giù, ordinando alla fanteria di copertura che stava dietro alla batteria di stendersi a terra per esser meno esposta al tiro. Subito dopo, fra le file della fanteria, a destra della batteria, si udirono gridi di comando, il rullo di tamburo, e dalla batteria si videro le file dei fanti fare un movimento in avanti.   
   Pierre guardava al di là del bastione. Una figura soprattutto gli saltò agli occhi. Era un ufficiale, con un viso giovanile e pallido, che retrocedeva tenendo la spada abbassata e guardandosi attorno inquieto.   
   Le file dei soldati di fanteria scomparvero nel fumo, si udivano il loro urlo prolungato e frequenti scariche di fucile. Alcuni minuti dopo, vennero di là gruppi di feriti e barelle. I proiettili cominciarono a cadere ancora più frequenti sulla batteria. Alcuni uomini giacevano in terra, abbandonati. I soldati si muovevano ancora più affaccendati e più animati intorno ai cannoni. Nessuno ormai faceva più caso a Pierre. Gli gridarono un paio di volte contro, con rabbia, perché era d'impaccio. L'ufficiale anziano passava da un pezzo all'altro a grandi passi rapidi, con la faccia accigliata. Il giovane ufficialetto, ancor più fosso in viso, comandava con ancor più zelo i soldati. I soldati porgevano le cariche, si voltavano, caricavano e facevano l'opera loro con elegante

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