vicinanze di questa zona del fuoco e che certe volte persino vi si inoltravano, introdussero più volte in quel cerchio di fuoco masse enormi e ordinate di truppe. Ma, contrariamente a ciò che immutabilmente era avvenuto in tutte le battaglie precedenti, anziché giungere l'atteso annuncio della fuga del nemico, le masse ordinate di truppe tornavano di là in moltitudini scompigliate e spaventate. Essi le riordinavano, ma gli uomini diminuivano sempre. Verso la metà della giornata Murat mandò a Napoleone il suo aiutante di campo a sollecitare rinforzi, Napoleone era seduto ai piedi del tumulo e beveva un punch quando l'aiutante di Murat giunse da lui al galoppo con l'assicurazione che i russi sarebbero stati sbaragliati se Sua Maestà avesse dato ancora una divisione.
«Rinforzi?» disse Napoleone con severo stupore, come se non capisse quelle parole, guardando il bel ragazzo-aiutante di campo con i lunghi capelli neri inanellati (così come li portava Murat). «Rinforzi!» pensò Napoleone. «Come mai chiedono rinforzi quando hanno nelle mani una metà dell'esercito contro una debole ala russa che non è neanche fortificata!»
«Dites au roi de Naples,» disse severamente Napoleone «qu'il n'est pas midi et que je ne vois pas encore clair sur mon échiquier. Allez...»
Il bel ragazzo con i lunghi capelli sospirò profondamente senza abbassare la mano dal cappello e tornò di nuovo laggiù dove si ammazzavano gli uomini.
Napoleone si alzò e, chiamati a sé Caulaincourt e Berthier, si mise a discorrere con loro di faccende estranee alla battaglia.
Verso la metà della conversazione, che cominciava a interessare Napoleone, gli occhi di Berthier si rivolsero a un generale con il seguito che galoppava verso il tumulo su un cavallo sudato. Era Belliard. Sceso da cavallo, egli si avvicinò a rapidi passi all'imperatore e arditamente, a