dall'altra parte.
Sulla faccia del signor de Beausset spuntò un beato sorriso di rammarico, di pentimento e di entusiasmo ed egli si allontanò con passo leggero verso gli altri generali.
Napoleone provava una sensazione penosa, simile alla sensazione che prova un giocatore sempre fortunato, che getta via pazzamente i suoi soldi e vince sempre e, a un tratto, proprio quando ha calcolato tutte le probabilità del gioco, sente che quanto più la mossa sarà meditata, tanto più sicuramente perderà.
Le truppe erano le stesse, i generali gli stessi, gli stessi erano i preparativi, lo stesso l'ordine di operazione, la stessa la proclamation courte et énergique, anche lui era lo stesso, questo lo sapeva, sapeva anche di essere molto più esperto e abile adesso di quanto non fosse prima, persino il nemico era lo stesso di Austerlitz e di Friedland, ma il terribile slancio del braccio ricadeva inerte come per qualche magia.
Tutti i metodi di prima, invariabilmente coronati dal successo: il concentramento delle batterie in un solo punto, e l'attacco delle riserve per sfondare le linee nemiche, e la carica della cavalleria des hommes de fer, tutti questi provvedimenti erano già stati usati, e non soltanto non c'era stata la vittoria, ma da ogni parte arrivavano le stesse notizie su generali morti e feriti, sulla necessità di rinforzi, sull'impossibilità di sbaragliare i russi e sullo scompiglio delle sue truppe.
Prima i marescialli e gli aiutanti di campo, dopo due o tre ordini, due o tre frasi, arrivavano al galoppo con congratulazioni e facce liete, annunciando come trofei interi corpi d'armata prigionieri, des fasceaux de drapeaux e d'aigles ennemis, e cannoni, e carriaggi, e Murat chiedeva solamente l'autorizzazione di lanciare la cavalleria per catturare le