braccio.
Il mattino dopo Anna Michajlovna disse a Pierre:
«Oui, mon cher, c'est une grande perte pour nous tous. Je ne parle pas de vous. Mais Dieu vous soutiendra, vous êtes jeune et vous voilà à la tête d'une immense fortune, je l'espère. Le testament n'a pas été encore ouvert. Je vous connais assez pour savoir que cela ne vous tournera pas la tête, mais cela vous impose des devoirs, et il faut être homme»
Pierre taceva.
«Peut-être plus tard je vous dirai, mon cher, que si je n'avais pas été là, Dieu sait qui serait arrivé. Vous savez, mon oncle avant-hier encore me promettait de ne pas oublier Boris. Mais il n'a pas eu le temps. J'espère, mon cher ami, que vous replirez le désir de votre père.»
Pierre non aveva capito nulla e, arrossendo di timidezza, aveva fissato in silenzio la principessa Anna Michajlovna. Dopo aver parlato con Pierre, lei si recò in casa Rostov e andò a dormire. Destatasi nel corso della mattinata, si alzò e raccontò ai Rostov e a tutti i conoscenti i particolari della morte del conte Bezuchov. Diceva che il conte era morto proprio come lei desiderava morire, che la sua fine era stata non soltanto commovente, ma anche edificante; l'ultimo incontro, poi, tra padre e figlio era stato così toccante che lei non poteva rievocarlo senza piangere e che non sapeva chi avesse tenuto un più nobile contegno in quei momenti terribili: se il padre, che si era ricordato di tutto e di tutti negli ultimi istanti e aveva detto parole così commoventi al figlio, oppure Pierre, che straziava l'anima, tanto appariva abbattuto, ma nonostante questo si sforzava di nascondere la sua tristezza per non affliggere il padre. «C'est pénible, mais cela fait du bien: ça élève l'âme de voir des hommes, comme le vieux comte et son digne fils,» disse.