Indice   [800x750]    Website Info


   «Ah, Dio mio! Dio mio! Che è?... Il ventre? È la fine! Ah, Dio mio!» si udirono delle voci fra gli ufficiali.   
   «Ha sibilato rasente il mio orecchio,» disse l'aiutante.   
   I contadini, caricatasi la barella sulle spalle, si avviarono in fretta verso il posto di medicazione lungo il sentiero calpestato dai loro stessi passi.   
   «Andate al passo... Eh!... zoticoni!» gridò un ufficiale, fermando per le spalle i contadini che camminavano in modo irregolare e facevano sussultare la barella.   
   «Mettiti al passo, su, Chvedor, oh Chvedor,» disse un contadino davanti.   
   «Ecco, così, bene,» disse con gioia il contadino che reggeva la barella da dietro, prendendo il passo.   
   «Eccellenza? Eh? Principe?» disse con una voce tremante Timochin che era accorso, guardando la barella.   
   Il principe Andrej aprì gli occhi e, dalla barella in cui la sua testa era sprofondata, guardò chi parlava, e poi abbassò di nuovo le palpebre.   
   I militi portarono il principe Andrej verso la foresta dove stavano i furgoni e dove si trovava il posto di medicazione. Il posto di medicazione consisteva in tre tende montate al margine d'un boschetto di betulle e con le cortine rialzate. Nel boschetto di betulle c'erano furgoni e cavalli. I cavalli mangiavano l'avena nei sacchi, e i passerotti svolazzavano intorno e beccavano i granelli che cadevano. I corvi, sentendo l'odore del sangue, svolazzavano fra le betulle, gracchiando impazienti. Intorno alla tenda, su un'estensione di terreno di più di due ettari, stavano sdraiati, seduti, in piedi, uomini insanguinati vestiti nei modi più disparati. Intorno ai feriti, con facce meste e attente, facevano cerchio gruppi di

Questo capitolo in: Inglese Francese Tedesco Avanti