Kaluga, perché abbia abbandonato Mosca e via di seguito. Chi è abituato a pensare in questo modo dimentica e non conosce la serie di circostanze inevitabili in cui sempre si svolge l'azione di ogni comandante supremo. L'azione di un comandante supremo non somiglia minimamente a ciò che noi possiamo immaginarci standocene comodamente seduti nel nostro studio ad analizzare sulla carta geografica una data campagna di guerra con un dato numero di truppe da una parte e dall'altra, in una data località, e cominciando le nostre riflessioni da un dato momento. Un comandante supremo non si trova mai in quelle condizioni di inizio di un certo avvenimento da cui noi invece partiamo sempre per esaminare l'avvenimento stesso. Un comandante supremo si trova sempre nel mezzo di una serie mobile di eventi, in modo tale che mai, in nessun momento, è in grado di valutare a fondo il significato di ciò che sta avvenendo. Il significato più profondo di un avvenimento in corso si va delineando impercettibilmente, istante dopo istante, e in ogni momento di questo continuo e concatenato delinearsi di avvenimenti, il comandante supremo si trova al centro di un assai complesso gioco di intrighi, di preoccupazioni, di relazioni di dipendenza e d'autorità, di progetti, di consigli, di minacce, di inganni; si trova costantemente nella necessità di rispondere a un'infinita quantità di questioni che gli vengono poste, tutte in contraddizione fra loro.
Gli esperti militari argomentano con la massima serietà che Kutuzov avrebbe dovuto spostare le truppe assai prima di Fili sulla strada di Kaluga, e che qualcuno aveva persino proposto questo piano. Ma di fronte a un comandante supremo, specie in un momento grave, ci sono sempre, non uno solo, ma decine di piani. E ciascuno di questi piani, basati sulla strategia e sulla tattica, è in contrasto con l'altro. Sembrerebbe che il