affacciandosi dalla porta del vestibolo, riferì con un bisbiglio che il principe stava riposando e chiuse in fretta la porta. Tichon sapeva che né l'arrivo del figlio né qualsiasi altro avvenimento, per quanto straordinario, dovevano violare l'ordine della giornata. Evidentemente il principe Andrej lo sapeva altrettanto bene. Guardò l'orologio, come per controllare se fossero mutate le abitudini del padre durante il periodo in cui non l'aveva più veduto e, convintosi che non erano mutate, si rivolse alla moglie:
«Fra venti minuti si alzerà. Andiamo dalla principessina Mar'ja,» disse.
La piccola principessa era ingrossata negli ultimi tempi, ma il suo sguardo non era mutato, e il labbro un po' corto ombreggiato di peluria si levava sempre nel sorriso allo stesso modo allegro e leggiadro.
«Mais c'est un palais,» disse al marito, guardandosi attorno con l'espressione con cui si tessono le lodi di una festa da ballo a un padrone di casa. «Allons, vite, vite!...» Guardandosi attorno sorrideva a Tichon, al marito e al cameriere che li accompagnava. «C'est Marie qui s'exerce? Allons doucement, il faut la surprendre.» Il principe Andrej la seguiva con un'espressione di compassata mestizia.
«Sei invecchiato, Tichon,» disse al vecchio che gli baciava la mano.
Prima che giungessero nella stanza da cui usciva il suono del clavicembalo, da una porta laterale saltò fuori la graziosa francesina, la bionda M.lle Bourienne. Pareva impazzita dall'entusiasmo.
«Ah! quel bonheur pour la princesse,» si mise a dire. «Enfin! Il faut que je la prévienne.»
«Non, non, de grâce... Vous êtes mademoiselle Bourienne, je vous connais déjà par l'amitié que vous porte ma bellesoeur,» disse la