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   Pochi istanti dopo le raffiche di cannone contro le mura del Cremlino, sopra le teste dei francesi si diffuse uno strano rumore. Al di sopra delle mura si era levato un enorme stormo di cornacchie che turbinava nell'aria gracchiando e rombando con migliaia di ali. E insieme a quel suono, dalla porta riecheggiò un solitario grido umano, e in mezzo al fumo apparve la figura di un uomo senza berretto, in caffetano. Teneva in mano un fucile e lo puntava contro i francesi. «Feu!» ripeté l'ufficiale di artiglieria e, nello stesso istante, esplosero una fucilata e due cannonate. Il fumo avvolse di nuovo la porta.   
   Dietro le assi e le travi, ormai, non si muoveva più nulla; i fanti francesi, allora, si avvicinarono coi loro ufficiali alla porta. Sotto l'arco giacevano tre feriti e quattro morti. Due uomini in caffetano si erano dati alla fuga, lungo le mura, verso la Znamenka.   
   «Enlevez-moi ça,» disse l'ufficiale indicando le travi e i cadaveri; e i francesi, dato il colpo di grazia ai feriti, gettarono i cadaveri al di là del muro di cinta.   
   Nessuno ha mai saputo chi fossero quegli uomini. «Enlevez-moi ça,» questo solo si disse di loro; li gettarono via e più tardi furono tolti dalla strada perché non puzzassero. Solamente Thiers ha dedicato alla loro memoria alcune righe eloquenti: «Ces misérables avaient envahi la citadelle sacrée, s'étaient emparés des fusils de l'arsenal, et tiraient (ces misérables) sur les Français. On en sabra quelques'uns et on purgea le Kremlin de leur présence.»   
   Riferirono a Murat che la via era sgombra. I francesi varcarono la porta e cominciarono ad accamparsi sulla Piazza del Senato. I soldati gettavano le sedie dalle finestre del Senato e accendevano falò.   
   Alcuni reparti attraversarono il Cremlino e si disposero nelle vie

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