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protagonisti di quella storia, o tutte queste cose insieme, fatto sta che Pierre si sentiva la lingua sciolta. E fissando con gli occhi umidi e spenti, guardando chissà dove un punto lontano, raccontò tutta la sua storia: il suo matrimonio, l'amore di Nataša per il suo migliore amico, il tradimento di lei e tutti i suoi semplici rapporti con lei. Provocato dalle domande di Ramballe, raccontò anche ciò che in un primo tempo aveva tenuto nascosto: la sua condizione sociale, e gli rivelò persino il suo nome.   
   Ciò che più di tutto colpì il capitano, di quel racconto, fu il fatto che nonostante Pierre fosse molto ricco e avesse due palazzi a Mosca, aveva abbandonato tutto, e poi era rimasto in città tenendo segreto il suo nome e la sua condizione.   
   Era ormai notte fonda quando uscirono insieme in strada. La nottata era tiepida e luminosa. A sinistra della casa si scorgevano i bagliori del primo incendio scoppiato a Mosca, in via Petrovka. Sulla destra, in alto, splendeva la giovane falce della luna e, dirimpetto alla luna, stava sospesa la luminosa cometa che nell'animo di Pierre si ricollegava al suo amore. Sul portone di strada, discorrevano Gerasim, la cuoca e due francesi. Si sentivano le loro risate e il loro discorrere in lingue reciprocamente incomprensibili. Tutti osservavano il riverbero dell'incendio apparso sulla città.   
   In quel lontano, non grande incendio, in mezzo all'immensa città, non c'era nulla di spaventoso.   
   Con lo sguardo fisso al firmamento stellato, alla luna, alla cometa e al bagliore dell'incendio, Pierre si sentiva invaso da una gioiosa tenerezza. «Dio, com'è bello. Che altro mi occorre?» pensò. E a un tratto, quando gli sovvenne del suo proposito, la testa cominciò a girargli e si

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