pronunciare parole vuote e argute, destando la meraviglia dei presenti. A poco a poco, inavvertitamente, tutte queste persone cominciano a sparire, e a tutto si sostituisce la questione della porta: è chiusa ma non sbarrata. Lui si alza e va alla porta per chiuderla col catenaccio. Tutto sembra dipendere dal fatto che riesca o meno a chiudere la porta. Fa per muoversi, per avviarsi, ma le sue gambe non si muovono; sa che non riuscirà a chiudere la porta e tuttavia si tende dolorosamente, al limite delle proprie forze. E una paura terrificante s'impossessa di lui. È la paura della morte: al di là della porta c'è quella cosa. Ma, quando arriva, con movimenti stentati e goffi, a trascinarsi fino alla porta, quella cosa terribile, incalzando dall'altra parte, la spinge, vi preme contro. Qualcosa di sovrumano - la morte - fa impeto contro la porta ed è necessario trattenerla. Lui s'aggrappa alla porta, fa un estremo sforzo - chiuderla ormai è impossibile - almeno per trattenerla, ma le sue forze sono deboli, maldestre, e la porta, premuta da quella cosa orrenda, si apre e poi di nuovo si richiude.
Ancora una volta, dall'altra parte della soglia, si sentì spingere. Gli ultimi sforzi furono vani e i due battenti si aprirono senza rumore. La cosa entrò, la cosa era la morte. E il principe Andrej moriva.
Ma in quel momento stesso il principe Andrej si ricordò che dormiva; e, nel momento stesso in cui moriva, compiendo uno sforzo su se stesso, si svegliò.
«Sì, questa era la morte. Io sono morto - e mi sono svegliato. Sì, la morte è un risveglio,» la sua anima fu come illuminata da questo pensiero, e il velo che finora aveva nascosto l'ignoto si sollevò dinanzi allo sguardo della sua mente. Ebbe la sensazione che dentro di lui si liberasse una forza che finora era stata violentemente costretta, e per la prima