molte truppe; con l'esercito a voi affidato, infatti, e agendo con decisione ed energia, avreste ogni possibilità di prevenire questa nuova sciagura. Ricordate che dovete ancora rispondere, dinanzi alla patria offesa, della perdita di Mosca, Avete avuto buone prove della mia prontezza nel ricompensarvi. Tale prontezza non verrà certo meno in me, ma io e la Russia abbiamo il diritto di attenderci da parte vostra tutto lo zelo, la fermezza e i successi che il vostro ingegno, il vostro talento militare e il valore delle truppe da voi guidate ci fanno presagire.»
Ma mentre questa lettera, il cui tenore dimostra come l'effettivo rapporto di forze si riflettesse ormai anche a Pietroburgo, era in viaggio, Kutuzov non era più riuscito a trattenere dall'offensiva le sue truppe, e già divampava la battaglia.
Il 2 ottobre il cosacco Šapovalov, durante una ricognizione, uccise con il fucile una lepre e ne ferì un'altra. Inseguendo la lepre ferita, Šapovalov s'inoltrò profondamente nella foresta e si imbatté nel fianco sinistro dell'armata di Murat, che stava accampata lì senza alcuna precauzione. Il cosacco raccontò poi ai compagni, ridendo, che per poco non era caduto proprio in bocca ai francesi. Un cornetta, sentito quel racconto, lo riferì al comandante.
Il cosacco fu fatto venire e interrogato; i comandanti cosacchi volevano approfittare dell'occasione per razziare dei cavalli; uno dei comandanti, tuttavia, che aveva qualche conoscenza fra gli alti gradi dell'esercito, riferì la cosa a un generale di Stato Maggiore. Ultimamente, nello Stato Maggiore, la situazione s'era fatta molto tesa. Pochi giorni prima Ermolov, recatosi da Bennigsen, l'aveva pregato di esercitare la sua influenza sul comandante supremo perché si passasse all'offensiva.