uomini e si insinuò fra grida e improperi in mezzo ai carriaggi, e i prigionieri, circondati da ogn parte, sbucarono infine sulla strada di Kaluga.
Procedettero molto rapidamente senza mai riposarsi e si fermarono solo quando il sole era già al tramonto. I carri furono addossati gli uni contro gli altri e gli uomini cominciarono a prepararsi a passare la notte. Una rabbiosa scontentezza serpeggiava ovunque. Per molto tempo risuonarono da ogni parte imprecazioni, grida irose e litigi. Una carrozza, che viaggiava dietro la scorta, investì un carro e lo sfondò con il timone. Diversi soldati accorsero subito da varie parti; alcuni picchiavano sulla testa i cavalli attaccati alla carrozza per farli voltare, altri si azzuffavano tra di loro e Pierre vide un tedesco rimanere ferito gravemente alla testa da un colpo di daga.
Ora che erano fermi in mezzo alla campagna, nel freddo crepuscolo di una sera autunnale, tutti gli uomini sembravano provare la stessa sgradevole sensazione di un risveglio, dopo la fretta che li aveva presi tutti alla partenza e dopo quel precipitoso movimento verso chissà dove. Una volta fermatisi, parevano capire che non si sapeva ancora dove sarebbero andati e che in quel movimento si sarebbero imbattuti in difficoltà e pericoli.
Durante quel bivacco i soldati di scorta trattarono i prigionieri ancor peggio che alla partenza. Per la prima volta ai prigionieri fu data da mangiare carne di cavallo.
A partire dagli ufficiali fino all'ultimo soldato, si notava una specie di accanimento personale contro ogni prigioniero, accanimento che aveva inaspettatamente preso il posto della benevolenza precedente.
Questa esasperazione si accentuò ulteriormente quando, nel contare i