l'intelligenza o con il ragionamento, ma con qualcosa d'altro. Nell'intimo era profondamente convinto che tutto sarebbe andato bene, ma che non si dovesse crederci e tanto meno parlarne; bisognava soltanto fare il proprio lavoro. E questo suo lavoro egli badava a farlo prodigandovi tutte le sue forze.
Pëtr Petroviè Konovnicyn, che, come Dochturov, viene messo quasi per convenienza nell'elenco dei cosiddetti eroi del 1812 (dei Barclay, dei Raevskij, degli Ermolov, dei Platov, dei Miloradoviè), allo stesso modo di Dochturov godeva della reputazione di essere un uomo di capacità e cognizioni molto limitate, e proprio come Dochturov, non stendeva mai piani di battaglia, ma si trovava sempre là dove la situazione era più difficile, dormiva sempre con la porta aperta fin dal giorno in cui era stato nominato generale di servizio, con l'ordine di svegliarlo all'arrivo di un corriere; durante le battaglie era sempre sotto il fuoco, tanto che Kutuzov lo rimproverava e aveva paura di affidargli degli incarichi; e, allo stesso modo di Dochturov, era uno di quegli ingranaggi che si notano poco, ma che senza stridere e senza far rumore, costituiscono la parte più essenziale di una macchina.
Uscendo dall'izba nella notte umida e buia, Konovnicyn si accigliò, in parte perché il mal di testa era aumentato, in parte perché gli riusciva sgradevole pensare all'agitazione che si sarebbe impadronita di tutti i pezzi grossi del quartier generale sentendo quella notizia, e soprattutto pensava a Bennigsen, che dopo Tarutino, era ai ferri corti con Kutuzov; tutti si sarebbero sicuramente messi a far proposte, a discutere, a dare ordini e contrordini. E quel presentimento lo contrariava, sebbene sapesse che erano cose inevitabili.
Effettivamente Toll, dal quale passò per comunicare la notizia, si mise