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qualcosa d'altro, per una certa incognita X.   
   La scienza militare, individuando nella storia un infinito numero di esempi in cui la massa delle truppe non coincide con la forza, in cui piccoli reparti ne vincono di più grandi, riconosce confusamente l'esistenza di questo moltiplicatore sconosciuto e si sforza di trovarlo ora nella disposizione geometrica, ora nell'armamento; ora - ed è la cosa più comune - nella genialità dei condottieri. Ma questi diversi termini presi come moltiplicatori non danno risultati che concordino con i fatti storici.   
   Eppure basterebbe rinunciare alla falsa opinione, tutta a vantaggio degli eroi, circa l'efficacia delle disposizioni delle autorità superiori durante la guerra, e si troverà questa incognita x.   
   Questa x è lo spirito dell'esercito, cioè il maggiore o minore desiderio di battersi e di esporsi ai pericoli da parte di tutti gli uomini che compongono l'esercito, indipendentemente dal fatto che questi uomini si battano sotto il comando di un genio, su due o tre linee, con randelli o con fucili che sparano trenta colpi al minuto. Gli uomini che hanno maggior desiderio di battersi si mettono sempre nelle condizioni più vantaggiose per battersi.   
   Lo spirito dell'esercito è quel moltiplicatore della massa, che dà il prodotto della forza. Definire ed esprimere il valore dello spirito dell'esercito, di questo moltiplicatore ignoto, è il compito della scienza.   
   Sarà possibile assolvere questo compito solo quando cesseremo di prendere arbitrariamente in considerazione, al posto del valore dell'incognita x, quelle condizioni nelle quali si manifesta la forza, ossia gli ordini dei condottieri, l'armamento ecc., assumendoli in

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