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ancora un qualcosa di distinto e di compatto, sebbene sia il primo che il secondo e il terzo fossero in fase di rapido disfacimento. Nel dépot di cavalleria, che inizialmente aveva centoventi carri, non ne restavano più di sessanta; gli altri erano stati catturati o abbandonati. Anche alcuni carri del convoglio di Junot erano stati abbandonati o catturati dal nemico. Tre erano stati saccheggiati durante un'incursione da soldati dispersi del corpo di Davout. Dai discorsi dei tedeschi Pierre aveva appreso che a quel convoglio era stata assegnata una scorta più numerosa che ai prigionieri e che uno dei loro compagni, un soldato tedesco, era stato fucilato su ordine personale del maresciallo perché gli era stato trovato addosso un cucchiaio d'argento appartenente al maresciallo.   
   Dei tre gruppi di uomini, il più rapido a disfarsi era stato il dépot dei prigionieri. Dei trecentotrenta uomini partiti da Mosca ne restavano meno di cento. I prigionieri erano di peso ai soldati di scorta ancor di più del dépot di cavalleria o del convoglio di Junot. Le selle e i cucchiai di Junot, i soldati arrivavano a capire che potevano tornare utili, ma che soldati affamati e intirizziti dovessero far la guardia e sorvegliare dei russi altrettanto affamati e intirizziti che crepavano e rimanevano per strada (allora c'era l'ordine di fucilare), per loro non era soltanto incomprensibile, ma anche odioso. E i soldati di scorta, quasi temendo, nella miserabile condizione in cui anche loro si trovavano, di cedere al sentimento di pietà che indubbiamente provavano verso i prigionieri e di peggiorare così la loro condizione, li trattavano in modo particolarmente duro e severo.   
   A Dorogobuž, mentre i soldati di scorta, dopo aver rinchiuso i prigionieri in una scuderia, erano andati a saccheggiare i loro stessi magazzini, alcuni soldati prigionieri avevano scavato un buco sotto il

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