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letto di rose soffriva perché un petalo si era gualcito, soffriva esattamente come soffriva lui ora, addormentandosi sulla terra nuda e umida, gelando un lato del corpo e scaldando l'altro; che quando calzava le sue strette scarpe da ballo soffriva proprio come ora che camminava completamente scalzo (da tempo le scarpe erano andate in pezzi) con i piedi coperti di piaghe. Aveva scoperto che quando, credendo di agire secondo la propria volontà, si era sposato non era più libero di quel che fosse ora, rinchiuso per la notte in una scuderia. Di tutto ciò che in seguito ricordò come sofferenza, ma che allora quasi non avvertiva, l'essenziale erano i piedi, nudi, scorticati, piagati. (La carne di cavallo era gustosa e nutriente, l'odore di salnitro della polvere da sparo, usata invece del sale, era persino piacevole; un gran freddo non c'era, e di giorno, in marcia, faceva sempre caldo, e di notte c'erano i falò; i pidocchi, mangiandolo, gli riscaldavano il corpo.) Una cosa sola al principio era dura da sopportare: i piedi.   
   Il secondo giorno di marcia, esaminando presso il fuoco le sue piaghe, Pierre aveva pensato che gli sarebbe stato impossibile camminare; ma quando tutti si erano messi in moto, anche lui si era avviato zoppicando, e una volta riscaldatosi, aveva camminato senza sentir dolore benché alla sera l'aspetto dei suoi piedi fosse ancor più terribile. Ma lui non li guardava e pensava ad altro.   
   Solo ora Pierre capiva tutta la forza vitale che è nell'uomo e la capacità salutare, insita in lui, di spostare altrove la propria attenzione, simile a quella valvola di sicurezza delle caldaie che emette il vapore in eccesso, non appena la sua pressione supera una data misura.   
   Non vedeva e non sentiva fucilare i prigionieri che restavano indietro, anche se ne erano morti così già più di un centinaio. Non pensava a

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