e lo interroga su tutto. E alla fine gli si stringe il cuore. Si avvicina al vecchio e gli si inginocchia davanti. "Per colpa mia, ragazzi, dice, quest'uomo soffre senza colpa, innocente com'è. Io, dice, sono quello che ha commesso il delitto e poi ti ho messo il coltello sotto il guanciale mentre dormivi. Perdona, nonnino, perdonami per amor di Cristo."»
Karataev tacque e con un sorriso splendente guardò il fuoco assestando i ceppi.
«E il vecchio allora dice: "Sarà Dio a perdonarti, tutti noi siamo dei peccatori davanti a Dio. Io soffro per i miei peccati,"» e intanto lacrime ardenti gli rigavano il volto. «Che cosa credi falchetto,» disse Karataev, facendosi sempre più raggiante con un sorriso estatico, come se in ciò che stava ora per raccontare fosse racchiuso il principale incanto e tutto il significato del racconto, «che cosa credi, falchetto: quell'assassino andò a denunciarsi all'autorità. "Io, dice, ho ammazzato sei persone (era un gran delinquente), ma più di tutto non mi dò pace per questo vecchio. Voglio che non pianga più per causa mia." Racconta tutto, scrivono, mandano le carte, ogni cosa come si deve. I posti erano lontani, prima che il tribunale si mettesse al lavoro, che fossero scritte tutte le carte come si deve, a tutte le autorità, si capisce che passò del tempo. Ma la cosa giunse fino allo zar. Finalmente arrivò il decreto dello zar: liberare il mercante, dargli una ricompensa, quanto avessero deciso. La carta arrivò, si misero a cercare il vecchio. "Dov'è quel vecchio che ha sofferto innocente? È arrivata una carta dallo zar." Si misero a cercarlo.» La mascella inferiore di Karataev ebbe un tremito. «Dio lo aveva già perdonato: era morto. Così è, falchetto,» concluse Karataev e guardò a lungo davanti a sé, sorridendo in silenzio.
Non il racconto in sé, ma il suo misterioso significato, quella gioia