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Pierre un mappamondo. Questo mappamondo era un globo vivo, oscillante, senza dimensioni precise. Tutta la superficie del globo era fatta di gocce strettamente coese fra di loro. E tutte queste gocce si muovevano, si spostavano; e ora da molte divenivano una sola, ora da una si suddividevano in molte. Ogni goccia tendeva ad espandersi, ad occupare più spazio possibile, ma le altre, che tendevano alla stessa cosa, la premevano, e a volte l'annientavano, a volte si fondevano con essa.   
   «Ecco la vita,» diceva il vecchio insegnante.   
   «Com'è semplice e chiaro,» pensò Pierre. «Come facevo a non saperlo prima?»   
   «Nel centro è Dio e ogni goccia tende a dilatarsi per rifletterlo il più possibile. E cresce, si fonde con altre, si contrae e si distrugge alla superficie, si ritira in profondità e torna di nuovo a galla. Ecco, lui, Karataev, si è diffuso ed è scomparso. Vous avez compris, mon enfant?» disse l'insegnante.   
   «Vous avez compris, sacré nom!» urlò una voce e Pierre si svegliò.   
   Si tirò sù e si sedette. Presso il fuoco, seduto alla turca, c'era un francese, che spinto via un soldato russo, stava arrostendo un pezzo di carne infilato sulla bacchetta del fucile. Aveva le maniche rimboccate, e le sue mani rosse, pelose, con le dita corte, muovevano con abilità la bacchetta. La torva faccia bruna con le sopracciglia aggrottate risaltava alla luce dei tizzoni.   
   «Ça lui est bien égal,» brontolò, rivolgendosi rapidamente verso un soldato in piedi dietro di lui... «... Brigand! Va!»   
   E il soldato, girando la bacchetta, lanciò una torva occhiata a Pierre. Pierre si voltò dall'altra parte scrutando nel buio. Il soldato russo prigioniero - quello che era stato spinto via dal francese - era ora

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