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   Oltre a un sentimento di generale estraneità da tutta la gente, Nataša provava in quel periodo un particolare sentimento di estraneità di fronte alle persone di famiglia. Tutti i suoi: il padre, la madre, Sonja erano per lei così vicini, soliti, quotidiani che tutte le loro parole, i loro sentimenti li sentiva come un'offesa a quel mondo nel quale era vissuta negli ultimi tempi e perciò non provava solo indifferenza nei loro riguardi, ma anche avversione. Aveva sentito le parole di Dunjaša a proposito di Pëtr Il'iè, di una disgrazia, ma non le aveva comprese.   
   «Che disgrazia può esser loro capitata, di che disgrazia può trattarsi? Loro hanno una vita tranquilla, fatta delle solite vecchie cose...» disse tra sé Nataša.   
   Quando entrò nel salone, il conte stava uscendo rapidamente dalla camera della contessa. La sua faccia era aggrottata e bagnata di lacrime. Evidentemente era fuggito via da quella stanza per dar sfogo ai singhiozzi che l'opprimevano. Vedendo Nataša, agitò disperatamente le mani e scoppiò in singhiozzi convulsi, che alteravano la sua faccia dolce e rotonda.   
   «Pe... Petja... Vai vai, lei... lei... ti chiama...» e, singhiozzando come un bambino, con rapidi passetti delle gambe indebolite si avvicinò a una sedia e quasi vi cadde, nascondendosi il volto tra le mani.   
   All'improvviso, tutto l'essere di Nataša vibrò come percorso da una scarica elettrica. Qualcosa là colpì al cuore in modo terribilmente doloroso. Avvertì un dolore terribile: le parve che in lei qualcosa si spezzasse e di morirne. Ma subito dopo il dolore, sentì istantaneamente di essere liberata dal divieto di vivere che pesava su di lei. Mosse verso il padre, ma egli, agitando una mano con gesto impotente, le indicò la porta della madre. Da quella porta uscì la principessina Mar'ja, pallida, col mento tremante, e prese Nataša per mano dicendole qualcosa. Nataša non la

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