le bandiere di avvicinarsi e di poggiarle con le aste intorno al comandante in capo. Kutuzov rimase per qualche minuto in silenzio e poi, chiaramente di malavoglia, come chi si sottopone a un dovere, alzò il capo e incominciò a parlare. Gli ufficiali gli si affollarono intorno. Con sguardo attento abbracciò la cerchia degli ufficiali, riconoscendone alcuni.
«Ringrazio tutti!» disse, rivolgendosi ai soldati e poi di nuovo agli ufficiali. Nel silenzio che si era stabilito intorno a lui le parole, pronunciate lentamente, si stagliarono nitidamente. «Ringrazio tutti per il fedele e difficile servizio. La vittoria è completa e la Russia non vi dimenticherà. Gloria a voi nei secoli!» Fece una pausa guardandosi intorno. «Curvagli, curvagli la testa,» disse a un soldato che reggeva un'aquila francese e che, inavvertitamente, l'aveva inchinata davanti alla bandiera del reggimento Preobražebskij. «Più in basso, più in basso; ecco, così. Urrà, ragazzi!» esclamò poi, rivolgendosi ai soldati con un rapido movimento del mento.
«Urrà-ra-ra!» urlarono migliaia di voci.
Mentre i soldati gridavano, Kutuzov si piegò sulla sella, chinò il capo e il suo occhio ebbe un lampo dolce, quasi ironico.
«Ho ancora una cosa da dirvi, ragazzi,» disse non appena tornò il silenzio.
E tutto ad un tratto la voce e l'espressione del volto mutarono: cessò di parlare il comandante in capo e incominciò a parlare un uomo semplice, vecchio che aveva ora, evidentemente, qualcosa di importante da dire ai suoi compagni.
Nella folla degli ufficiali e tra le file dei soldati si produsse un certo movimento in modo da poter sentire meglio ciò che egli avrebbe