Quando il mattino dopo il sovrano disse agli ufficiali riuniti da lui: «Voi non avete salvato solo la Russia, avete salvato l'Europa,» tutti da quel momento capirono che la guerra non era finita.
Solo Kutuzov non voleva capirlo, e diceva apertamente la sua opinione, secondo la quale una nuova guerra non poteva migliorare la situazione e aumentare la gloria della Russia, ma poteva soltanto peggiorarne la posizione e far precipitare da quel sommo vertice di gloria che la Russia aveva ora raggiunto. Egli cercò di far capire all'imperatore l'impossibilità di arruolare nuove truppe; gli parlava delle gravi condizioni in cui versava la popolazione, della possibilità di un insuccesso, e così via.
Con un atteggiamento del genere, era evidente che il feldmaresciallo rappresentava solo un impaccio e un freno alla guerra imminente.
Per evitare urti col vecchio, si trovò una via d'uscita, la stessa di Austerlitz e dell'inizio della campagna con Barclay, che consisteva nel sottrarre al comandante in capo, senza allarmarlo e senza informarlo, la base del suo potere e nel trasmetterlo alla persona stessa del sovrano.
A tale fine si rimaneggiò gradualmente lo stato maggiore e la forza sostanziale dello stato maggiore di Kutuzov fu distrutta e trasferita al sovrano. Toll, Konovnicyn, Ermolov ebbero altre destinazioni. Tutti dicevano ad alta voce che il feldmaresciallo era diventato molto debole e che la sua salute era scossa.
E questo era indispensabile per poter passare il suo posto a chi gli sarebbe succeduto. E la sua salute era effettivamente in netto declino.
Nello stesso modo naturale, semplice e graduale con cui Kutuzov di ritorno dalla Turchia era apparso al palazzo delle finanze di Pietroburgo e aveva radunato la milizia e poi era diventato capo dell'esercito proprio