di denaro, specialmente le richieste di denaro da cui - in quanto uomo ricco - era continuamente assillato, lo gettavano in un'agitazione e in una perplessità senza fine. «Dare o non dare?» si chiedeva. «Io ne ho e lui ne ha bisogno. Ma quell'altro ne ha ancora più bisogno. Chi ne avrà più bisogno? E se fossero tutti e due degli imbroglioni?» E non trovava via d'uscita da tutte queste supposizioni e dava a tutti finché aveva da darne. La stessa perplessità lo affliggeva prima di fronte a ogni questione riguardante il suo patrimonio, di fronte a chi diceva che bisognava fare in un modo e chi in un altro.
Ora, con sua meraviglia, nell'affrontare tutte queste questioni non aveva più né dubbi né perplessità. Ora in lui aveva fatto la sua comparsa una specie di giudice che in base a certe leggi a lui ignote, decideva che cosa fosse opportuno e che cosa non fosse opportuno fare.
Era indifferente come prima alle faccende di denaro, ma ora sapeva con certezza che cosa si doveva e non doveva fare. La prima occasione di mettere in funzione questo nuovo giudice gli era venuta da un colonnello francese prigioniero che, dopo avergli raccontato a lungo le sue imprese, aveva quasi preteso da Pierre quattromila franchi da mandare alla moglie e ai figli. Senza la minima difficoltà e senza sforzo alcuno Pierre glieli aveva rifiutati, meravigliandosi poi di quanto fosse semplice e facile fare ciò che prima gli pareva di una difficoltà insormontabile. Nel contempo, mentre respingeva la richiesta del colonnello, aveva deciso che era necessario giocar d'astuzia per costringere (prima di lasciare Orël) l'ufficiale italiano a prendere il denaro di cui aveva chiaramente bisogno. Un'altra prova del suo nuovo modo di trattare le questioni pratiche era stata la decisione che aveva preso riguardo ai debiti di sua moglie e al restauro delle sue case di Mosca e delle ville suburbane.