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assurdità! E poi, perché non dovrebbe approfittarne? È stato educato così. E lo fanno tutti. E ha una faccia così buona, simpatica, e sorride quando mi guarda!»   
   Pierre andò a pranzo dalla principessina Mar'ja.   
   Passando per le vie, fra i resti delle case incendiate, si stupiva della bellezza di quelle rovine. I tubi di stufa, i muri crollati, che ricordavano per il loro aspetto pittoresco i castelli del Reno e il Colosseo, si succedevano, nascondendosi a vicenda, nei rioni devastati dal fuoco. I vetturini e i passeggeri che incontrava, i falegnami intenti al loro lavoro, venditrici ambulanti e bottegai, erano tutti allegri e guardavano Pierre con aria festosa come a dire: «Ah, eccolo! Staremo a vedere che cosa ne verrà fuori...»   
   Al momento di entrare in casa della principessina Mar'ja Pierre ebbe un momento di esitazione e si chiese se fosse proprio vero che il giorno prima era stato lì, aveva visto Nataša e parlato con lei. «Forse me lo sono immaginato. Forse entrerò e non vedrò nessuno.» Ma non era ancora arrivato nelle stanze interne e già in tutto il proprio essere avvertiva di essere privato della sua libertà, avvertiva cioè la presenza di lei. Nataša indossava lo stesso vestito nero a pieghe morbide ed era pettinata come il giorno prima, eppure era completamente diversa. Se fosse stata così il giorno prima, quando era entrato nella stanza, non avrebbe potuto non riconoscerla immediatamente.   
   Era del tutto identica a quella che aveva conosciuto ancora quasi bambina e poi fidanzata al principe Andrej. Negli occhi le splendeva una luce gioiosa e interrogativa e il volto aveva un'espressione tenera e arguta.   
   Pierre pranzò e si sarebbe trattenuto tutta la sera, ma la

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