tutti gli altri, dovesse porsi alla testa di questo movimento da oriente a occidente?
Era necessario il senso della giustizia, un interesse per le vicende europee, ma distaccato, non offuscato da brighe meschine, occorreva il predominio morale sui compagni, cioè i sovrani di quel tempo, occorreva una personalità mite e attraente; occorreva un risentimento personale contro Napoleone. E tutto questo Alessandro I lo aveva; tutto questo si era preparato attraverso infiniti cosiddetti casi fortuiti di tutta la sua vita precedente: dall'educazione e dalle iniziative liberali, e dai consiglieri che lo circondavano, e da Austerlitz, e da Tilsit e da Erfurt.
Durante la guerra nazionale questo personaggio resta passivo, giacché non c'è bisogno di lui. Ma non appena si profila la necessità di una guerra generale europea, egli compare al momento debito e al posto giusto e unendo i popoli d'Europa, li conduce alla meta.
La meta è raggiunta. Dopo l'ultima guerra del 1815, Alessandro è all'apice del potere. Come lo impiega?
Alessandro I, il pacificatore dell'Europa, l'uomo che sin dai suoi giovani anni ha aspirato solo al bene dei suoi popoli, l'iniziatore delle riforme liberali nella sua patria, ora che possiede un enorme potere e perciò la possibilità di fare il bene dei suoi popoli, mentre Napoleone in esilio fa piani infantili e menzogneri sul modo in cui avrebbe reso felice l'umanità se avesse mantenuto il potere, Alessandro I, adempiuta la sua missione e sentendo su di sé la mano di Dio, a un tratto riconosce la nullità di questo apparente potere, gli volta le spalle, lo affida a uomini spregevoli e che lui disprezza e dice soltanto:
«"Non a noi, non a noi, ma al Nome Tuo!" Io sono un uomo come voi;