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Dolochov.   
   «Mah, lo sa il diavolo. Così si dice.»   
   «Sono contento,» rispose Dolochov in modo chiaro e conciso, come esigeva la canzone.   
   «Senti, vieni qualche volta da noi la sera, a fare una partita di faraone,» disse Žerkov.   
   «Perché? Siete in quattrini?»   
   «Vieni.»   
   «Impossibile. Ho fatto un voto. Non bevo e non gioco finché non mi danno la promozione.»   
   «Allora, al primo scontro...»   
   «Poi si vedrà.»   
   Di nuovo restarono entrambi in silenzio.   
   «Ad ogni modo fatti vedere, se ti serve qualcosa; comunque allo stato maggiore ti aiuteranno...»   
   Dolochov sogghignò.   
   «Non preoccuparti. Ciò che mi serve non lo chiedo, me lo prendo.»   
   «Be', dicevo così...»   
   «Anch'io dicevo così.»   
   «Addio.»   
   «Sta' bene ...»   
   
   ... E alto volò, e lontano,   
   Verso la sua nativa terra...   
   
   Žerkov diede di sproni al cavallo, che imbizzarrendosi batté le zampe tre volte, come se non sapesse da quale cominciare; poi trovò quella

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