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singhiozzare in modo così convulso che ho faticato a calmarlo. Si vedeva che soffriva soprattutto per il fatto di essermi dispiaciuto; poi, quando la sera gli ho dato il bigliettino, si è messo di nuovo a piangere disperatamente e intanto mi baciava. Da lui si può ottenere tutto con la tenerezza.»   
   «Che cos'è il bigliettino?» domandò Nikolaj.   
   «Ho incominciato a dare alla sera ai più grandi dei bigliettini nei quali scrivo come si sono comportati.»   
   Nikolaj guardò gli occhi lucenti che lo fissavano e continuò a sfogliare e a leggere il diario. Vi era annotato tutto ciò che della vita dei bambini pareva interessante alla madre, in quanto rivelatore del loro carattere o perché induceva a teorie generali sui metodi educativi. Per lo più si trattava di particolari insignificanti, ma non sembravano tali né alla madre né al padre che leggeva per la prima volta quel diario sui bambini.   
   Il 5 dicembre la contessa Mar'ja aveva scritto:   
   «Mitja ha fatto il monello a tavola. Il babbo ha deciso di non dargli il dolce. Non gliel'hanno dato, ma con quanta tristezza e avidità guardava gli altri mentre lo mangiavano! Penso che punire negando i dolci non faccia altro che sviluppare l'avidità. Parlarne a Nicolas.»   
   Nikolaj mise da parte il quaderno e guardò la moglie, i cui occhi fulgidi lo scrutavano in modo interrogativo (approvava o non approvava il diario?). Ma non potevano esserci dubbi non solo sull'approvazione, ma anche sull'ammirazione di Nikolaj per la moglie.   
   Forse il diario poteva essere meno pedante, forse non era neanche necessario, pensava Nikolaj, ma quell'instancabile, ininterrotta tensione spirituale, che aveva come unico scopo il bene morale dei figli, lo

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