«Nikolen'ka ha questa debolezza, che se una cosa non è accettata da tutti, non l'ammette a nessun costo. Mentre io capisco che tu ci tenga a ouvrir une carrière,» disse ripetendo parole dette una volta da Pierre.
«No, il fatto è che per Nikolaj,» disse Pierre, «le idee e i ragionamenti sono un divertimento, un modo di passare il tempo. Ecco, ora sta facendosi una biblioteca e si è fissato la regola di non acquistare un nuovo libro se prima non ha letto quello che ha già comperato: Sismondi, e Rousseau e Montesquieu,» osservò con un sorriso. «Tu sai benissimo come io lo...» aggiunse per mitigare le sue parole, ma Nataša lo interruppe, facendogli capire che non ce n'era bisogno.
«Così tu dici che per lui le idee sono un divertimento...»
«Sì, mentre per me è un passatempo tutto il resto. A Pietroburgo per tutto il tempo vedevo gli altri come in un sogno; quando un'idea mi occupa, tutto il resto è un divertimento.»
«Ah, che peccato che non abbia assistito al tuo incontro con i bambini!,» disse Nataša. «Chi ti ha fatto più feste? Liza, no?»
«Sì,» disse Pierre, e continuò a parlare dell'argomento che lo interessava. «Nikolaj dice che noi non dobbiamo pensare. Ma io non posso. Per non dire poi che a Pietroburgo ho avuto l'impressione (a te lo posso dire) che senza di me tutto si stava sfasciando, che ciascuno tirava dalla sua parte. Ma sono riuscito a tenerli uniti, e poi la mia idea è talmente semplice e chiara! Non dico che dobbiamo opporci a questo e a quest'altro. Possiamo sbagliarci. Dico che tutti quelli che amano il bene devono prendersi per mano e che ci sia una sola bandiera: la virtù attiva. Il principe Sergij è un'ottima persona, di grande intelligenza.»
Nataša non dubitava minimamente che l'idea di Pierre fosse una grande idea, ma una cosa la turbava: che egli era suo marito. «Possibile che un