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persone collegate con l'avvenimento.   
   Secondo questa concezione, il potere dei personaggi storici, risultando come il prodotto di molte forze, non può più venir considerato come una forza che di per sé produce gli avvenimenti. Tuttavia, questi storici nella maggior parte dei casi impiegano di nuovo la concezione del potere come della forza che produce di per sé gli avvenimenti e che è con essi in rapporto di causa. Secondo la loro esposizione, ora il personaggio storico è un prodotto del suo tempo e il suo potere è solo il prodotto di varie forze; ora il suo potere è una forza che produce gli avvenimenti. Gervinus, Schlosser, per esempio, ed altri ancora, ora dimostrano che Napoleone è un prodotto della rivoluzione, delle idee del 1789 e così via, ora dicono apertamente che la campagna del 1812 e altri avvenimenti che sono loro sgraditi sono semplicemente il prodotto di una mal indirizzata volontà di Napoleone e che le stesse idee del 1789 vennero arrestate nel loro sviluppo dagli arbitri di Napoleone. Le idee della rivoluzione, l'orientamento generale degli avvenimenti produssero il potere di Napoleone. Ma il potere di Napoleone soffocò le idee della rivoluzione e l'orientamento generale degli avvenimenti.   
   Questa strana contraddizione non è affatto casuale. Non solo la si incontra da ogni passo, ma tutte le descrizioni degli autori di storie universali sono costituite da una serie conseguente di contraddizioni del genere. Questa contraddizione deriva dal fatto che dopo essersi addentrati nel terreno dell'analisi, questi storici si fermano a metà strada.   
   Per trovare le forze componenti di una risultante, è necessario che la somma delle componenti sia eguale alla risultante. Questa condizione non è mai rispettata dagli storici generali, e perciò, per spiegare la forza risultante, debbono necessariamente ammettere, oltre alle componenti che

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