L'ufficiale ancora più di rado compie direttamente l'azione e ancor più spesso dà ordini. Il generale, ordina alle truppe di marciare, indicando l'obiettivo, e non usa quasi mai le armi. Il comandante in capo non può mai prender parte di persona all'azione e si limita a dare soltanto le disposizioni generali per il movimento delle masse. Lo stesso rapporto degli uomini fra di loro si verifica in ogni raggruppamento di persone che mirano a un'attività comune: nell'agricoltura, nel commercio e in ogni amministrazione.
E così, senza dividere artificiosamente tutti i punti del cono, che si fondono insieme, cioè tutti i gradi dell'esercito, o gli incarichi e le posizioni di qualsiasi amministrazione, o impresa comune, dagli infimi ai superiori, si delinea una legge in base alla quale, per compiere azioni collettive, gli uomini si raggruppano tra loro in un certo rapporto per cui, quanto più direttamente partecipano alla realizzazione dell'azione, tanto meno possono dar ordini e tanto maggiore è il loro numero; e viceversa quanto minore è la partecipazione diretta che prendono all'azione stessa, tanto più danno ordini e tanto minore è il loro numero; ascendendo in tal modo dagli strati inferiori fino a quell'ultima e unica persona che prende minor parte all'avvenimento e più di tutti concentra la sua attività nel comando.
Questo rapporto tra le persone che ordinano e quelle a cui gli ordini vengono dati costituisce l'essenza del concetto di potere.
Ristabilendo le condizioni di tempo in cui avvengono tutti gli avvenimenti, abbiamo trovato, che l'ordine viene eseguito solo quando si riferisce a una corrispondente serie di eventi. Ristabilendo poi la necessaria condizione del legame fra chi ordina e chi esegue, abbiamo trovato che, per la loro stessa natura, coloro che ordinano prendono patte