stesso, ma conosce se stesso solo attraverso la coscienza.
Senza la coscienza di sé sono impensabili qualsiasi osservazione e impiego della ragione.
Per comprendere, osservare, concludere, l'uomo deve prima essere cosciente d'esser vivo. L'uomo sa di essere vivo in quanto essere dotato di volontà, cioè ha coscienza della sua volontà. E questa sua volontà, che costituisce l'essenza della sua vita, l'uomo la sente e non può sentirla altrimenti che come libera.
Se, sottoponendosi all'osservazione, l'uomo vede che la sua volontà è regolata sempre in base a una medesima legge (sia che egli osservi la necessità di prendere del cibo, sia l'attività del cervello o qualunque altra cosa), egli non può intendere questa direzione sempre identica della sua volontà se non come una limitazione di essa. Ciò che non fosse libero non potrebbe essere limitato. La volontà dell'uomo gli appare limitata appunto perché egli non può sentirla altrimenti che come libera.
Voi dite che io non sono libero. Ma io sollevo e abbasso un braccio. Chiunque capisce che questa risposta illogica è una prova inconfutabile della libertà.
Questa risposta è l'espressione della coscienza che non sottostà alla ragione.
Se la coscienza della libertà non fosse una fonte di conoscenza di se stessi separata e indipendente dalla ragione, sarebbe soggetta al ragionamento e all'esperienza; ma in realtà una simile soggezione non si dà mai ed è impensabile.
Una serie di esperienze e di ragionamenti dimostra ad ogni uomo che egli, come oggetto d'osservazione, soggiace a determinate leggi, e l'uomo vi si sottomette e non lotta mai contro la legge di gravità o la legge