mi circondano, sia nella struttura stessa del mio corpo. Se fra tutte le possibili direzioni ne ho scelto una, l'ho scelta perché quella direzione presentava minori ostacoli. Perché la mia azione sia libera è necessario che essa non incontri nessun ostacolo. Per potersi rappresentare un uomo libero, dobbiamo immaginarlo fuori dello spazio, cosa evidentemente impossibile.
2) Per quanto si cerchi di avvicinare il momento del giudizio al momento in cui è avvenuta l'azione, non otterremo mai il concetto della libertà nel tempo. Poiché se considero un atto compiuto un secondo prima, devo comunque riconoscere la non libertà di quell'atto in quanto è inchiodata a quel momento nel quale è stata compiuta. Posso alzare una mano? Io la alzo, ma mi domando: potevo non alzare la mano in quel momento che è ormai passato? Per convincermene nel momento successivo non la alzo. Ma io non ho alzato la mano in quel momento in cui mi domandavo se ero libero. Ormai è trascorso del tempo, che non era in mio potere fermare, e la mano che allora ho alzato e l'aria in cui allora ho fatto quel movimento non sono più la stessa aria che ora mi circonda, né la stessa mano, con la quale ora non faccio un movimento. Quel momento in cui si è compiuto il primo movimento è irrevocabile e in quel momento io potevo fare un solo movimento e qualunque movimento io avessi fatto, quel movimento poteva essere soltanto uno. Il fatto che nel momento seguente io non abbia alzato la mano non dimostra che potevo non alzarla. E siccome il mio movimento poteva essere uno solo in quel momento non poteva essere un altro. Per rappresentarselo libero bisogna immaginarlo nel presente, al limite tra passato e futuro, cioè fuori del tempo, il che è impossibile.
3) Per quanto aumenti la difficoltà di capire le cause, non riusciremo mai a rappresentarci una libertà assoluta, cioè senza cause. Per quanto a