scienza è impossibile, poiché, per quanto noi limitiamo la libertà degli uomini, non appena la riconosciamo come una forza non soggetta a leggi, l'esistenza di una legge è impossibile.
Solo limitando questa libertà all'infinito, considerandola cioè come una grandezza infinitamente piccola, noi ci convinceremo dell'assoluta inaccessibilità delle cause, e allora, invece di andare alla ricerca delle cause, la storia si porrà come compito la ricerca delle leggi.
La ricerca di queste leggi è già cominciata da molto tempo quei nuovi metodi del pensiero, che la storia deve assimilare, vengono elaborati contemporaneamente a quel processo di autodistruzione a cui si sta avviando la vecchia storia frantumando sempre più le cause dei fenomeni.
Per questa via hanno proceduto tutte le scienze umane. Giungendo all'infinitamente piccolo, la matematica, la più esatta delle scienze, abbandona il processo di frantumazione e affronta il nuovo processo di sommare le incognite infinitamente piccole. Trascurando il concetto di causa, la matematica ricerca la legge, cioè le proprietà comuni a tutti gli elementi ignoti infinitamente piccoli.
Sebbene in altre forme, hanno seguito lo stesso percorso concettuale anche le altre scienze. Quando Newton ha formulato la legge di gravità, non ha detto che il sole o la terra hanno la proprietà di attrarre; ha detto, che tutti i corpi, dal più grande al più piccolo, hanno una proprietà di attrazione reciproca, ossia, lasciando da parte la questione della causa del movimento dei corpi, ha formulato una proprietà comune a tutti i corpi, da quelli infinitamente grandi a quelli infinitamente piccoli. Lo stesso fanno le scienze naturali: lasciando da parte la questione della causa, esse ricercano le leggi. Sulla stessa via si trova anche la storia. E se la storia ha per oggetto lo studio del movimento dei