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en prononçant ces paroles,» aggiunse e ancora una volta ripete le parole in italiano: «Dio me l'ha data, guai a chi la tocca.»   
   «J'espère enfin,» proseguì Anna Pavlovna, «que ça a été la goutte d'eau qui fera déborder le verre. Les souverains ne peuvènt plus supporter cet homme, qui menace tout.»   
   «Les souverains? Je ne parle pas de la Russie,» rispose in tono cortese e sfiduciato il visconte. «Les souverains, madame! Qu'ont ils fait pour Louis XVI, pour la reine, pour Madame Elisabeth? Rien,» continuò, animandosi. «Et croyez-moi, ils subissent la punition pour leur trahison de la cause des Bourbons. Les souverains? Ils envoient des ambassadeurs pour complimenter l'usurpateur.»   
   E con un sospiro di disprezzo cambiò nuovamente posizione. A queste parole il principe Ippolit, che aveva guardato a lungo il visconte con la lorgnette, si volse d'improvviso con tutto il corpo verso la piccola principessina, e dopo averle chiesto un ago, si mise a mostrarle sul tavolo, disegnando con la punta dell'ago, lo stemma dei Condé. Le illustrava lo stemma con estrema compunzione, come se fosse stata la principessina a pregarlo.   
   «Bâton de gueules, engrêlé de gueules d'azur; maison Condé,» disse.   
   La principessina ascoltava sorridendo.   
   «Se Bonaparte resterà ancora per un anno sul trono di Francia,» proseguì il visconte riprendendo il discorso incominciato, con l'aria di chi non ascolta gli altri, ma, in una faccenda che conosce meglio degli altri, segue unicamente il corso dei propri pensieri, «le cose andranno troppo lontano. La società - intendo la buona società francese - verrà annientata per sempre con l'intrigo, la violenza, le proscrizioni, le esecuzioni; e allora...»   

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